Cremona: un salto nel passato tra i castelli e le città murate

castello di Pandino

Cremona: un salto nel passato tra i castelli e le città murate

Sognate di tornare indietro nel tempo e scoprire come si viveva nella nostra bella Italia nel passato?

Il territorio di Cremona è ricco di spunti per una visita. Si trova in una posizione molto particolare, prima era un insieme di luoghi stretti tra il Ducato di Milano e Venezia.

Poi tra i possedimenti dei Visconti e degli Sforza e le proprietà della Serenissima e, in seguito, tra spagnoli e francesi e, ancora, tra i francesi e gli austriaci.

Quindi questi luoghi sono stati testimoni di otto secoli tra battaglie e dominazioni, travolto dalle conquiste straniere e guidato dalle diverse signorie.

A raccontarlo sono le piccole città fortificate che si incontrano nella provincia cremonese.

Ora vi starete chiedendo quali sono i luoghi più suggestivi per una visita ricca di emozioni.

Prima di tutto raggiungiamo insieme Pizzighettone, che conserva una cinta fortificata di 2 km. Qui potrete percorrere la cerchia muraria con le sue casematte, il fossato, le porte d’ingresso e il torrione.

Le prigioni aperte nel 1758 e chiuse definitivamente nel 1954, erano considerate tra le più rigide del nord Italia.

Si possono ancora vedere le grandi camerate e le celle di punizione. Dei piccoli stanzini in cui era segregati i detenuti in punizione.

I locali dell’ex ergastolo oggi accolgono un Museo che testimonia una parte della storia di questi luoghi sempre coinvolti in aspri combattimenti e guerre di conquista.

Pandino: il castello e la tenuta di caccia

Un’altra meta da raggiungere è il Castello Visconteo di Pandino.

Fu Bernabò Visconti, signore di Milano, a costruirlo intorno al 1355. Era un appassionato di caccia quindi trovò a Pandino il luogo ideale per dedicarsi al suo passatempo preferito.

All’epoca questi luoghi infatti erano circondati di boschi ricchi di selvaggina.

Il castello rispecchia gli edifici nobiliari dell’epoca, con pianta quadrata e quattro torri agli angoli. Ed è ricco di pitture ancora ben conservate dove si distinguono anche gli stemmi della famiglia Visconti e della moglie, veronese Regina della Scala.

Comprende anche un cortile interno con il porticato e il loggiato superiore.

Il pianterreno era abitato dalla servitù mentre, al piano superiore, dimoravano i nobili insieme ai loro ospiti.

Nel lato est del pianterreno si trovava il salone dedicato ai banchetti.

Nel corso del XV° secolo si aggiunsero due ulteriori torrioni difensivi, agli ingressi del castello.

Questo fu reso necessario a causa dell’avvicinamento dei veneziani che, infatti, occuparono il castello per due volte anche se per pochi anni.

Come Bernabò anche il nipote GianGaleazzo raggiungeva il castello di Pandino per cacciare e, dopo di lui, anche Ludovico Maria Sforza, il celebre Ludovico il Moro.

La proprietà di Pandino infatti passò alla famiglia Sforza intorno al 1470.

Dopo vari passaggi tra le famiglie nobiliari, l’edificio storico passò al Comune che lo acquistò nel 1947 e lo fece restaurare nel corso degli anni 50.

Oggi qui si trovano gli uffici comunali, oltre alla mensa della scuola casearia e i vari eventi che vengono allestiti.

Soncino: le mura e il Museo della Stampa

Un terzo luogo da vedere è la cittadella murata di Soncino.

Il borgo che risale al Medioevo è dominato dalla Rocca Sforzesca eretta nel 1473.

Una passeggiata nel piccolo centro vi svela molte chiese ricche di opere d’arte e, inoltre il Museo della Stampa che racchiude un’interessante collezione di macchinari d’epoca.

Appena fuori dalle mura la chiesa di Santa Maria delle Grazie racchiude affascinanti affreschi di Francesco Scanzi e Giulio Campi, testimonianza dell’arte cinquecentesca.

Una curiosità: Ermanno Olmi scelse la rocca di Soncino come scenario per il suo film “Il mestiere delle armi”.

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